Il 30 Gennaio ho avuto a splendida opportunità di partecipare al Family Day. Io e il Pianista siamo andati in macchina con degli amici fino a Roma e ci siamo uniti alla grande folla del Circo Massimo, esaltati come non mai. Abbiamo ascoltato i discorsi di chi era venuto per noi a parlare e ne siamo rimasti affascinati. Siamo scesi in mezzo alle persone e io mi sentivo felice perché difendevo e testimoniavo una delle cose che più mi sta a cuore. Mentre ero lì pensavo ai miei fratellini più piccoli a casa e questo mi dava una carica incredibile. Quando sono scesa ero agguerrita e pronta a tutto quando sono tornata ero felice e piena di speranza.
Anche in classe, nell'ora di Religione, ne abbiamo parlato e io ho raccontato di quello a cui avevo partecipato e, nonostante qualcuno non fosse d'accordo con me, ho continuato a difendere le mie idee, perché sono basate sulla mia esperienza di vita. Io penso che l'amore che due genitori che si amano possono dare ai loro bambini non può esistere tre due uomini o due donne, che un bambino ha bisogno di vedere l'amore vero tra i suoi genitori, mentre quell'amore che la società ora ci vende è solo un volersi tanto tanto bene, ma, scusate, quello che vedo tra i miei genitori è qualcosa di molto più profondo, qualcosa che non riesco a spiegare a parole. Ed è di questo amore, penso io, che un bambino ha bisogno.
Io non penso di sapere qual è la cosa giusta, non penso di essere la più intelligente né tantomeno che tutti quanti stiano sbagliando, semplicemente io dico quello vedo, descrivo la realtà che mi circonda e penso che sia la cosa giusta per me e per i miei fratelli. Per questo tengo molto a farlo sapere a tutti, perché io così sono felice.
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lunedì 8 febbraio 2016
Family Day
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lunedì 2 novembre 2015
“Sono tutti suoi?” “No, ne ho altri tre a casa”
A questa risposta puntualmente segue lo sguardo sbigottito
di una commessa o di un passante curioso, e poi i classici “Complimenti!” “Ma
come fa?” “Avete una squadra di calcio familiare?” risata collettiva.
Tantissime persone rimangono sbalordite quando si parla di numeri. Ma la verità
è che ormai ci siamo abituati: spesso a tavola ci guardiamo e diciamo "Sembriamo pochi..." ed è vero, non lo diciamo tanto per dire. Ovviamente non ci sembriamo pochi quando dobbiamo stringerci come sardine per starci tutti sul divano, è una questione di prospettiva. Per non parlare della spesa: ogni volta dobbiamo andare almeno in tre a scaricare tutti i sacchetti pieni di cibo dalla macchina, portarli in casa e appoggiarli sul tavolo, poi la mamma farà la magia e tutto ci starà nel frigorifero. Tutti insieme formiamo una -quasi- perfetta catena di montaggio, ed ognuno ha il suo incarico personale; io, ad esempio, ho l'incarico fisso di sparecchiare e "fare la cucina" tutte le sere, e ogni tanto aiuto mia mamma a piegare i vestiti puliti (recentemente ho anche cominciato a stirare); il Pianista porta giù la spazzatura e ogni tanto sparecchia al posto mio; il Cavaliere sparecchia a pranzo, quando torna da scuola, e la Polpetta mi aiuta a sparecchiare la cena; infine la Streghetta apparecchia la cena e la colazione (quando si ricorda); l'Elfo e la Patata invece, sono ancora troppo piccolini, nonostante l'Elfo ogni tanto mi aiuti a mettere via due o tre posate, o a riempire l'acqua.
domenica 1 novembre 2015
“Tesoro, la mamma aspetta un fratellino!” “Un altro?!”
Essendo la prima di sette, in casa sono quella che ha
sentito più volte la frase “Arriva un fratellino!”. E ne sono sempre stata
contentissima, mi piacciono i bambini. Nella nostra famiglia, nessuno si è mai
lamentato perché siamo troppi, o nessuno ha mai detto di sentirsi trascurato.
Ovviamente la battuta “Uno più, uno meno” l’abbiamo sempre fatta, ma sono certa
che nessuno dei miei fratelli pensi che sarebbe più felice se fosse figlio
unico, e nemmeno io lo penso. Per scherzare, dico spesso alle persone che i
miei genitori, essendo entrambi figli unici, hanno voluto compensare, e questo
forse è vero. Certo è difficile, non lo nego, ma è bello. Io sono stata figlia
unica per un anno, e da allora ho sempre avuto qualcuno con cui
giocare.
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